Efrem Sabatti - Psicologo a Brescia

Ma quanto parlano le nostre mani !!!


Ma quanto parlano le nostre mani !!!

Le usiamo per tutto … indicare, sottolineare, accarezzare, stringere, scrivere, e chi più ne ha più ne metta. Di cosa stiamo parlando? Delle nostre mani, naturalmente;


 cosi straordinariamente importanti che ci hanno consentito di costruire tutto ciò che ci circonda. Le nostre mani, sono anche un incredibile canale comunicativo che ci permette di leggere lo stato emotivo della persona che abbiamo di fronte. Non è un caso che spesso le mani vengano nascoste nelle tasche, bloccate da posizioni particolari (ad esempio incrociando le braccia o mettendole dietro la schiena) o da oggetti vari (ad esempio penne, appunti, ecc). I politici lo sanno molto bene! Personalmente ritengo che l’osservazione delle mani sia un ottimo strumento per poter comprendere il flusso emotivo che scorre all’interno di una persona e, nel mio lavoro, ciò mi permette di rendermi conto di quali tematiche creano, nel paziente, un aumento della tensione emotiva (che può essere piacevole o spiacevole). Quando la tensione aumenta molto, la persona ha necessità di scaricarla e, un modo estremamente frequente, consiste nel far fare alle mani ogni sorta di azione. Far notare questi movimenti diventa una modalità molto utile per aiutare chi li agisce a diventare consapevole di ciò che sta provando in quel momento, perché non tutte le emozioni che ci attraversano arrivano alla soglia della coscienza. Una persona che ci racconta di quanto è soddisfacente il suo rapporto di coppia mentre fa a pezzettini un intero quaderno, pagina per pagina, accartoccia fogli e li getta distrattamente qua e la, probabilmente sta sperimentando delle tensioni che forse nemmeno si permette di riconoscere e scarica in questo modo senza consapevolezza. Come sappiamo però, il primo passo per affrontare un problema è riconoscere che questo esista e quindi, facendogli notare in modo delicato e rispettoso la discordanza tra le sue parole e i suoi gesti, possiamo aiutarlo a diventare più attento verso ciò che altrimenti agirebbe automaticamente. Naturalmente l’obiettivo non deve essere quello di “smascherare” la persona (non c’è niente di peggio del sentirsi scoperti in fragrante), ma di essere li con lui per risolvere un problema, fungendo da occhio esterno per avere un doppio punto di vista su ciò che sta accadendo. Se la vostra sensazione corrisponde a quello che la persona prova e il vostro modo di farlo presente non viene vissuto come indagatorio, ciò può rafforzare l’alleanza e la sensazione da parte della persona di sentirsi veramente vista e capita da voi e diviene uno strumento molto efficace nella comunicazione. Inoltre, più la persona imparerà ad osservarsi, più sarà in grado di accorgersi da sola di queste discordanze e tale capacità gli permetterà di rendersi conto di quando “se la sta raccontando”. Ovviamente non possiamo basare tutte le nostre ipotesi solo sul dettaglio delle mani perché corriamo il rischio di diventare estremamente riduttivi, ma indubbiamente questo aspetto in più può divenire molto utile. Dr. Efrem Sabatti _ www.psicologobresciasabatti.it

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