Pensieri che complicano la vita
Mano a mano che leggerete queste righe vi sembrerà di scoprire l’uovo di Colombo o la celeberrima acqua calda, eppure la maggior parte dei problemi che riscontro nel mio lavoro di psicologo nascono dal
“pensare in negativo”. Prima che interrompiate la lettura ritenendola una ovvietà assoluta, mi affretto a spiegare meglio questo concetto. Pensare in negativo non significa solo pensare alle cose negative (“succederà una catastrofe”, “tutti rideranno di me”, ecc …) che già di per se non aiuta . Ciò a cui mi riferisco è un meccanismo più sottile, che, nostro malgrado, ci rende potenziali candidati alle preoccupazioni di ogni giorno e riguarda la formulazione di pensieri partendo da ciò che NON vogliamo. Ho molti pazienti che mi dicono frasi come “NON voglio più essere preso in giro dagli altri” o “NON voglio più litigare con la mia compagna”. Qual è il problema di queste frasi? Apparentemente affermano un desiderio di miglioramento, ma è la costruzione in negativo, cioè con il “non” davanti alla frase a generare il problema. Siamo tutti d’accordo che quando pensiamo a qualcosa proviamo anche un’emozione? Se vi chiedo di ripensare al primo bacio … o alla prima volta che vi siete innamorati … o alla prima vacanza da soli … questi ricordi suscitano delle emozioni. Non è vero? Bene! Ora se io vi dicessi “NON pensare alla tua casa” o “NON pensare al tuo cibo preferito” ci riuscireste? Probabilmente il primo pensiero che vi è venuto riguardava proprio la cosa a cui NON dovevate pensare. Ciò avviene perché in realtà “non si può chiedere di non pensare a una determinata cosa”. Una persona che rimugina su quello che NON vuole, continua inevitabilmente a rimanere bloccata su ricordi che la fanno stare male e, contemporaneamente perde la possibilità di pianificare quello che vorrebbe. Molto diverso è chiedersi invece cosa si vuole, perché questo obbliga il cervello a pensare in prospettiva, in positivo e si incominciano a produrre immagini di traguardi da raggiungere, con conseguente cambiamento anche dell’emozione che accompagna questo nuovo pensiero. Pensare “non voglio più balbettare di vergogna davanti agli altri” o pensare “voglio passare una serata ridendo in buona compagnia”, evoca due immagini differenti dentro di noi, con emozioni molto diverse. Non è vero? Naturalmente il tema è molto più complesso, ma ciò che vorrei fosse chiaro è che parte del problema ce lo costruiamo noi e, con un buon allenamento, si può invertire la rotta. Dr. Efrem Sabatti _ www.psicologobresciasabatti.it